Cucina · 20 Febbraio 2026

Street Food Africano: I Piatti da Non Perdere

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Dal bunny chow di Durban al suya nigeriano, dai brik tunisini al rolex ugandese: un tour gastronomico tra le bancarelle più gustose del continente.

Lo street food africano è uno dei segreti meglio custoditi della gastronomia mondiale. Ogni paese, ogni città, ogni angolo di strada racconta una storia diversa attraverso i sapori. Ecco una guida ai piatti che non potete perdervi durante un viaggio nel continente.

In Nigeria il re dello street food è il suya: spiedini di carne di manzo tagliata sottile, marinata in una miscela di arachidi tostate, peperoncino, zenzero e spezie, poi grigliata sulla brace. I venditori di suya, riconoscibili per le loro griglie fumanti ai bordi delle strade, servono gli spiedini avvolti in fogli di giornale con cipolle crude e pomodori. Il jollof rice — riso cotto in salsa di pomodoro con spezie — è l'altro piatto nazionale, al centro di una rivalità epica con la versione ghanese.

In Sudafrica il bunny chow di Durban è un'istituzione: mezzo pane svuotato e riempito con curry di fagioli, pollo o agnello, nato nella comunità indiana della città negli anni '40. Il boerewors roll (salsiccia spirale alla griglia nel pane) e i vetkoek (frittelle ripiene di carne macinata) sono gli altri classici della cultura braai sudafricana.

In Tunisia i brik sono triangoli di pasta sottilissima (malsouka) fritti e ripieni di uovo, tonno, capperi e prezzemolo — il tuorlo deve restare morbido, ed è un'arte mangiarlo senza sporcarsi. Il lablabi, zuppa di ceci servita con pane raffermo, harissa, uovo, olive e capperi, è la colazione dei tunisini.

In Uganda il rolex (contrazione di "rolled eggs") è un'omelette con pomodori e cavolo arrotolata in un chapati caldo: costa pochi centesimi, sfama tutto il giorno e si trova letteralmente ovunque. In Kenya il nyama choma (carne alla griglia, solitamente capra) servito con ugali (polenta di mais) e kachumbari (insalata di pomodori e cipolle) è il pasto sociale per eccellenza.

In Marocco i mercati notturni offrono msemen (crepe sfogliate), sfenj (ciambelle fritte), briouate (fagottini fritti ripieni) e il celebre tanjia marrakchia (carne di agnello cotta per ore in un'anfora di terracotta interrata nelle ceneri dell'hammam). In Egitto il koshari — riso, lenticchie, maccheroni, ceci, cipolle fritte e salsa di pomodoro piccante — è il piatto del popolo: economico, sostanzioso e irresistibilmente buono.

In Etiopia lo street food più diffuso è il sambusa (il samosa locale) ripieno di lenticchie o carne, e il kolo (cereali tostati con spezie), perfetto come snack. In Senegal il fataya (fagottino fritto ripieno di pesce) e il café Touba (caffè speziato con pepe di Selim) sono rituali quotidiani. In Ghana il kelewele — platano fritto con zenzero e peperoncino — è lo snack più amato, servito spesso con arachidi tostate.

Consiglio universale: mangiare dove mangiano i locali, dove il turnover è alto e il cibo è fresco. Le bancarelle affollate sono sempre più sicure di quelle vuote.

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